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Qualità e pulizia dell’immagine, risoluzione illimitata, modularità, costanza delle pose sono solo alcune delle caratteristiche che segnano un cambiamento generazionale rispetto al classico metodo della fotografia che, seppur sempre affascinante, trova in questo confronto un limite invalicabile. Se poi pensiamo che per l’esecuzione del rendering non serve avere realmente il prodotto fisico finito, in un attimo scatta ogni tipo di fantasia su come anticipare i tempi di una presentazione, limitare le campionature, ottenere feedback commerciali prima di investire sullo sviluppo del prodotto stesso e così via, generando risparmio di tempo e costi, argomenti particolarmente sensibili all’industria.

La favola sembra così bella che da uno sguardo esterno potrebbe apparire tutto facilmente applicabile, di fatto quando si parla di rendering si dimentica spesso di considerare l’elemento chiave che sta dietro a tutto questo, ovvero il modello 3D. Come la fotografia ha bisogno di un soggetto da riprendere, il rendering ha bisogno di un modello 3D da elaborare al fine di restituirne un’immagine.

Certamente negli ultimi due decenni la modellazione 3D è diventata parte integrante nella progettazione dei prodotti industriali per cui molte aziende dispongono già del propri modelli 3D da renderizzare. Esiste però una casistica molto vasta di prodotti o particolari di essi di cui, per varie ragioni, non si dispone del modello 3D completo e fedele al prodotto finito. Cito i casi in cui i prodotti sono realizzati mediante tecnologie che non richiedono una progettazione tridimensionale, per esempio un divano, un abito, un alimento o prodotti dove esiste ancora l’intervento manuale dell’uomo nella rifinitura, oppure particolari di prodotti acquistati da terzi che per varie ragioni non forniscono il modello digitale del loro prodotto. Tutti questi casi si pongono come ostacolo nella realizzazione del rendering in quanto renderebbero incompleto il modello 3D vanificando la buona riuscita del rendering.

È proprio in questa fase dove intervengo col mio lavoro: il completamento e la ricostruzione digitale degli oggetti mancanti è l’anello di congiunzione che rende possibile la realizzazione del rendering laddove manca l’elemento più importante, il modello 3D.
Benché questa operazione di ricostruzione si realizzi mediante moderni software di modellazione 3D, con l’ausilio di fotocamere, scanner 3D o un semplice calibro, resta sempre una sorta di magia basata sostanzialmente sull’osservazione, l’immaginazione e l’interpretazione. C’è una prima fase, la più divertente, dove si scopre quali saranno i riferimenti che verranno forniti per la modellazione, potrebbe essere un prodotto reale, come una foto in bassa risoluzione, uno schizzo, un disegno tecnico o addirittura niente, solo una spiegazione verbale.
Poi si passa alla creazione del prodotto dove l’alchimia fra immaginazione, tecnica e conoscenza dà origine al desiderato modello 3D pronto per un fantastico rendering.

È grazie alla specializzazione nell’industrial design che ho maturato la capacità di fare questi “percorsi inversi”, se da un lato nel mio lavoro quotidiano opero come designer nella creazione di prodotti dall’altro rimetto in campo le stesse abilità per ricostruire oggetti già esistenti, progettati da qualcun altro ma orfani della loro versione digitale. Solo immaginando la loro storia è possibile ricostruirli in modo credibile.

Per cui da oggi, quando sentirete parlare di rendering, animazione o qualsiasi servizio basato sull’immagine digitale di un prodotto, sappiate che senza un buon modello 3D non si fa nulla, ma qualsiasi sia il punto di partenza ci sarà una soluzione per avere un’immagine mozzafiato del vostro prodotto.