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Guglielmo Bertolinelli

Quanto conta l’estetica in un prodotto particolare come un cerchio?

“In molti casi, forse la maggior parte, un’automobile non è semplicemente un mezzo di trasporto. È uno status symbol, un oggetto la cui funzione è portare prestigio alla persona che lo possiede. Di conseguenza, l’estetica riveste un ruolo importantissimo e il cerchio rappresenta una parte fondamentale. Per questo deve essere progettato per sposarsi con la linea dell’auto, per aggiungere un tocco di stile senza mai essere sopra le righe. I nostri clienti guidano Porsche, Mercedes, Bmw, Land Rover: brand esclusivi, per cui anche i cerchi non possono essere da meno”.

Da dove nasce lo spunto creativo?

“Per forza di cose, si parte sempre dalle novità delle case automobilistiche. Lo spunto può venire dal disegno della griglia del radiatore, dal taglio della fiancata e da qualsiasi linea della carrozzeria. Il nostro compito è interpretare questi elementi e farne un design nuovo ma perfettamente in armonia con il modello di veicolo. Lavoriamo con due diversi studi: After Design e Albicini & Martorano. Il primo si occupa sia di automotive sia di eyewear, mentre il secondo prevalentemente di arredo. Questo ci permette di trovare fonti di ispirazione anche fuori dal nostro settore, sebbene l’occhio sia sempre rivolto ai grandi brand dell’auto”.

Quando si tratta di design, spesso gli italiani hanno una marcia in più. È vero anche in questo caso?

“È un mercato che parla tedesco perché l’industria e i player principali sono tedeschi. La nostra forza è quella di riuscire ad adattarci a questo modello, offrendo in aggiunta anche la creatività tipica del design italiano, qualcosa in più che ci permette di distinguerci e di fare la differenza con i competitor stranieri. In sintesi, sappiamo farci apprezzare anche senza stravolgere il settore. Il mondo dell’auto è perennemente in bilico tra ragione ed emozione e noi riusciamo a essere razionali e al tempo stesso creativi. Ma attenzione: in questo campo, creatività è sempre il compromesso tra necessità tecniche ed estetica. Esistono vincoli precisi di fissaggio, misure, carico; alcuni stabiliti per legge, altri specifici per ogni modello di vettura. Fattori che influiscono sulla forma e sulla linea del cerchio, quindi sul lavoro creativo”.

Da un lato la forma, dall’altro la sostanza: quanto c’è di innovativo nei materiali e nei metodi produttivi?

“Molto. Noi per esempio usiamo solo alluminio primario da riciclo. Sono ancora pochi quelli che lo fanno, ma è in questa direzione che si muove l’intera industria dell’auto. Significa abbattere sensibilmente l’impronta di CO2, limitando al minimo l’impatto sull’ambiente. Per la fusione, poi, utilizziamo un impianto alimentato a energia solare. E, per finire, tutti i nostri prodotti cono confezionati in pack di cartone ecologico, in modo da chiudere il cerchio. Perché per noi la vera innovazione è quella che produce sostenibilità”.

Come cambierà il settore nei prossimi anni?

“Siamo alle porte di una rivoluzione tecnologica. Entro il 2030 tutti viaggeremo su auto a propulsione elettrica, diverse non solo dentro, ma anche fuori. I cerchi di un’elettrica hanno caratteristiche tecniche e dimensionali specifiche: sono più grandi in diametro ma meno larghi, per avere maggiore inerzia e poco attrito. Anche il design è diverso ed è a tutto questo che stiamo lavorando. Oggi siamo leader europei per il mercato dell’elettrico, ma la strada è ancora lunga e sappiamo che per mantenere questa posizione dovremo essere sempre più veloci e bravi nel mescolare tecnica, estetica e innovazione”.