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Osvaldo Scalvenzi

Qual è il ruolo di una banca nei confronti del territorio?

“Una banca è quel luogo dove si ripongono i propri risparmi, di conseguenza anche la propria fiducia. Questo vuol dire avere una grandissima responsabilità: si tratta di gestire il patrimonio delle persone, quindi è ovvio che si debba farlo nel modo migliore possibile. Però non tutte le banche sono uguali: a differenza delle Spa, che si basano sui dividendi, noi nasciamo come cassa rurale, con l’obiettivo di sostenere le aziende agricole e le famiglie. Cento anni fa questo significava contrastare la povertà e promuovere lo sviluppo attraverso il credito. Da allora è cambiato molto, ma non la nostra mission. Oggi siamo una cooperativa di 6700 soci tra imprese e privati nelle province di Brescia, Mantova e Cremona, e ogni decisione viene presa in modo democratico per favorire sempre un percorso comune. Il legame con le persone e il territorio è nel nostro Dna”.

Come si traduce in pratica la vostra mission?

“Si pensi questo: dal territorio raccogliamo oltre un miliardo di Euro e il 95% lo reinvestiamo proprio qui. Una cifra altissima, ma è la normativa stessa a prevederlo. Questo si traduce in progetti a sostegno della piccola ricchezza e delle piccole attività locali, seguendo la via della cooperazione. Un principio che va controcorrente rispetto all’accentramento dei grandi gruppi. Abbiamo un ruolo economico, un ruolo sociale e un ruolo politico: vogliamo e dobbiamo lasciare una testimonianza, cercando di arricchire un patrimonio che è di tutti e proseguendo un’esperienza iniziata oltre cento anni fa”.

Com’è e come sta evolvendo il rapporto con i vostri clienti?

“Quello che ci lega alla nostra comunità è un rapporto generazionale: conosciamo le industrie, le attività, i vari settori e per i nostri clienti siamo un punto di riferimento, che si tratti di aziende o di semplici correntisti. I tempi sono cambiati, ma il contatto umano è sempre la chiave: le nostre 21 filiali sono come 21 negozi di quartiere dove conta il saluto, la fiducia, il sentirsi a casa e al sicuro. Certo, oggi le informazioni finanziarie si possono trovare online ed è possibile gestire quasi ogni operazione da remoto, ma sono ancora molti coloro che non dispongono della tecnologia o delle competenze necessarie. È così che le nostre filiali riescono a fare la differenza, perché offrono un servizio prezioso alla comunità”.

Parlando di comunità, quali sono gli altri progetti in cantiere?

“Le iniziative sono diverse e riguardano principalmente il mondo della cultura e quello sportivo. Per esempio, siamo sponsor di Librixia, la fiera del libro di Brescia e del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo. In più abbiamo avviato una partnership con la Facoltà di economia dell’Università di Brescia per l’organizzazione di master universitari e siamo al fianco dello sport giovanile, sosteniamo società sportive come il Rugby Calvisano. Ma vogliamo fare di più, andando anche oltre i nostri confini: per questo, da qualche tempo, siamo attivi in Equador e Togo con alcuni progetti internazionali con il sistema cooperativistico”.

Qual è per voi la risorsa più importante?

“Oggi il mercato vuole esperti di finanza, tecnici, personale iperspecializzato. È naturale che sia così, ma il lato umano si perde inevitabilmente. Per quanto ci riguarda, la forza di una cooperativa sta nella ricchezza e nella diversità di dipendenti, soci e collaboratori. Se tutti agiamo bene e rispettiamo gli altri niente può andare per il verso sbagliato, perché l’unico vero capitale che conta, anche per una banca, è quello umano. In fondo, non si vive di solo profitto, come molti si ostinano a credere. Perché non siamo numeri. Ma persone”.

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