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Alessandro Ricci

Stiamo assistendo davvero all’inizio di una nuova era?

“Senza dubbio. Quando è nato, il web era uno strumento di sola lettura, ovvero senza possibilità di interazione per l’utente. La prima rivoluzione è arrivata a inizio anni Duemila con la nascita di Wikipedia e dei blog, dove gli utenti hanno cominciato a pubblicare contenuti. I social network hanno dato una spinta fortissima alla diffusione di questo modello, che ha portato però ad accentrare il controllo della rete nelle mani di poche grandi società. Poi è arrivata la Blockchain, e oggi stiamo osservando un radicale cambio di paradigma: da centralizzato a decentralizzato”.

Quindi, quando parliamo di Web3, ci riferiamo alla Blockchain?

“Il Web3 è stato definito la ‘terza incarnazione della rete’, ma si tratta di un modello teorico che identifica la tappa evolutiva. Alla base c’è la nascita e la diffusione della Blockchain, ovvero il paradigma tecnologico che ha reso possibile questo passaggio. In pratica, si tratta di una banca dati digitale diffusa, quindi non centralizzata, dove ogni dato registrato non può più essere modificato ed è protetto da crittografia”.

Quali sono i vantaggi di questo sistema?

“Stiamo parlando di una tecnologia disruptive, la cui adozione rende immediatamente obsolete tante altre tecnologie, se non addirittura tante professioni. Per questo, gli effetti non sono ancora completamente visibili, ma i benefici sono tali da attirare interesse in qualunque settore dell’economia. Con la Blockchain i dati sono più al sicuro perché non vengono registrati su un unico server, ma contemporaneamente su più nodi della rete. Ogni passaggio, modifica o scambio di informazioni è tracciato in modo indelebile e visibile agli altri utenti, il tutto in modo automatico e senza necessità di intermediari né di un’autorità centrale. È il codice stesso che regola tutto quello che succede. In sostanza, il Web3 consente il reale possesso da parte dell’utente dei suoi dati e di tutto il valore che è in grado di generare online. E questo ha enormi implicazioni, rendendo di fatto la rete un ecosistema più democratico e dinamico”.

In questo contesto, come sarà possibile gestire una proprietà digitale?

“Attualmente, tutti i dati personali e quelli ricavati dal comportamento online delle persone sono impiegati dalle Big Tech per scopi commerciali, quindi venduti, scambiati o utilizzati per orientare le strategie di marketing. Nel Web3 invece è il proprietario dell’account a disporne, decidendo se e come monetizzare la propria visibilità. A livello collettivo esistono poi le DAO – Decentralilzed Autonomous Organization, ovvero organizzazioni in cui il potere è gestito attraverso regole codificate da smart contract, contratti automatici su Blockchain. Possono essere community di sviluppatori, di utilizzatori di un servizio, ma si può trattare anche di vere e proprie aziende che decidono di affidarsi a un modello decentralizzato trasparente, democratico e completamente digitale. Un modus operandi totalmente nuovo che apre una miriade di opportunità”.

Ultimamente si parla tantissimo di ‘metaverso’: come si lega al nuovo paradigma del web?

“Non può esistere metaverso senza Web3. Un metaverso è un universo parallelo digitalizzato che deve ricalcare il più possibile il mondo reale, quindi torniamo al problema di come fare a garantire e a proteggere una proprietà digitale. E l’unico modo di farlo è attraverso i wallet Blockchain. Per il momento, rimane lo scoglio dell’interoperabilità: finché non sarà possibile trasferire gli asset digitali da un metaverso all’altro questa innovazione farà fatica a imporsi, ma è lo stesso problema con cui si è scontrata all’inizio la Blockchain. È solo questione di tempo”.

Quali sono i settori più interessati dalla rivoluzione del Web3?

“Pensiamo alla DeFi, un’innovazione che offre gli stessi servizi di una banca senza l’intermediazione di un istituto bancario. O all’industria, che grazie a dispositivi IOT basati su Blockchain può rendere più efficiente e tracciabile ogni operazione. E parlando di tracciabilità, il discorso vale anche per l’agrifood. Le applicazioni sono tantissime e riguardano pressoché ogni settore. Un fenomeno dirompente poi è il gaming: mediante un’interfaccia Web3 è possibile avere il possesso reale delle risorse guadagnate durante il gioco; di conseguenza l’utente può monetizzare direttamente (vendendole), senza dover necessariamente passare da piattaforme di streaming video. È su questa filosofia che si basa il nostro progetto Planet Wars, un gioco di battaglie spaziali basato su Blockchain che unisce il gaming alla finanza decentralizzata, coniugando intrattenimento e prospettive di guadagno”.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni?

“Siamo di fronte a un proliferare continuo di servizi legati alla Blockchain, al metaverso e al Web3 in generale, ma superato il picco la situazione si normalizzerà e moltissimi scompariranno. Come sempre, passata la moda, sopravvive solo chi è in grado di portare valore duraturo all’utente e al sistema stesso”.